Labirinti….irrazionali e Misteriosi-Napoliflash24-

labirinto

Parlare, o meglio, scrivere di labirinti, non è semplice, di per sé complicata è proprio la tematica, li conosciamo, ci affascinano, da millenni popolano prima il mito, poi la storia, ed in seguito la metafisica degli psicologi, ma cosa sono?

Iniziamo col dire che hanno radici antichissime, mi viene in mente il più noto, il Labirinto di Minosse, terra del mito, ma già lì vi è anche il suo risolvimento: arduo, difficile,tortuoso,ma dall’esito sicuro… insomma da un labirinto prima o poi si esce, ma il senso di smarrimento che ne deriva rasenta l’angoscia, esperienza fisica di un luogo che diviene esperienza metafisica di un non luogo, quando si dice personalità labirintica…ma la fascinazione e l’attrazione che i labirinti esercitano sull’uomo non hanno età, la prova geografica che l’uomo ha un appuntamento inderogabile: l’esplorazione di sé.

“Giardinisticamente”li datiamo tra la fine del XVI e il XVIII secolo, “Irrgarten” in tutti i giardini d’Europa, dotte allusioni culturali per convegni amorosi, dove, ovviamente, lo smarrirsi calzava a pennello!

Ma quello che mi preme oggi raccontarvi, è la costruzione deliberata e l’esito inquietante che il labirinto manifesta, compare costante l’idea del viaggio misterioso ed errante in una struttura predeterminata.

Allora quello che mi chiedo è, ma è così impossibile, allora perdersi fino in fondo?

Vi propongo una bella visita in questi giardini rompicapo, per esperirne, quale migliore occasione le vacanze?

In Lazio troverete Castello Ruspoli, il cui giardino è tra i più belli d’Italia, troverete dodici labirinti di bosso, o in Sicilia, il castello di Donnafugata, labirinto realizzato con muri a secco e se proprio volete perdervi e forse non ritrovarvi più, in Francia il castello di Chenonceau, un labirinto di 1500 mq realizzato con duemila piante di tasso, qui l’emozione è assicurata!

E ricordiamoci che per ritrovarci sempre dobbiamo perderci!

Buone vacanze

:)

la vostra psico-terra-peuta

edwigemormile.com

Balconi di ringhiera

Parliamo sempre di grandi spazi, di giardini, di terrazzi,ma la magia e l’intimità che ha un balcone di ringhiera….. arrivo da una città,Torino, dove i balconi di ringhiera fino a una ventina di anni fa erano un pò messi da parte, poi la riqualificazione urbanistica, e devo dire che a Torino, è stata veramente eccellente, li ha riqualificati portandoli ad una nobiltà che mai hanno avuto

Fanno bene il loro lavoro, con le strutture di ferro che li contraddistinguono forniscono un naturale treillage ai rampicanti, e, con un pò di attenzione c’è anche lo spazio per un piccolo tavolino per il caffè mattutino… però bisogna stare attenti, bando alla tirchieria e alla misura, c’è una regola aurea da rispettare, più lo spazio è piccolo e più bisogna essere generosi,quindi via la tristezza delle sole fioriere appese, o al vasetto nell’angolino, bisogna ricreare la natura anche sul balconcino.

Ricordo un balcone di ringhiera di cui mi sono occupata, la committente, come sempre esordì con poche cose, che non sporchino, che non pesino… e tutto quanto può immaginare chi fa questo lavoro, bene, come al solito, io feci il mio bravo disegnino ad acquerello, ovviamente, nulla è più poetico di un acquerello, e lo immaginai come poteva piacere a me, come se lo progettassi per me…la struttura portante del balcone, l’ossatura tecnicamente, era costituita dal trachelospermum jasminoides, il falso gelsomino, non che mi piaccia tantissimo, però devo ammettere che ha una buona resa quando è generoso, veramente strabiliante, con le sue foglie lanceolate, con la sua fioritura profumatissima e duratura, me lo fa preferire ad esempio al caprifoglio, che invece quando è spoglio mi commuove con la nodosità dei suoi rami che si “sfogliano, ma è da capire…

Tutto il muro perimetrale e le transenne di ferro del balcone ne erano ricoperte, un altro accorgimento che adotto è che acquisto sempre e solo piante adulte, la resa visiva è decisamente più appagante, e la differenza economica quasi nulla, le ringhiere ospitavano fioriere contigue, senza tristi spazi e buchi, le piante scelte erano una collezione di carex nelle sue meravigliose sfumature dai verdi ai dorati per finire ai bronzi, splendidi con il loro fogliame spettinato e in movimento, alternati nei vasi, disposti  a scacchiera le fioriture: per questo ensemble scelsi delle erbacee alternate, euphorbie schillingii, con un contrasto di Achillee terracotta, queste ultime dritte come fusi, spiccavano ordinate nel disordine apparente dei vasi…bellissime assomigliavano ai fiori che disegnano i bambini….i colori erano tono su tono, hanno un effetto riposante, riuscimmo a mettere anche un piccolo tavolino da bistrot in un angolino, mezzo sepolto dalle piante, ma così deve essere!

Quando ritornai, in seguito, per verificare il buon attecchimento delle piante… che emozione, era una giornata di caldo estivo, il balcone di ringhiera, circa dieci metri costituito dal vetrate,  completamente spalancato sula salone, con il suo prepotente fogliame, i tendoni, ricordo, erano un giallo becco d’oca di una mussola leggerissima, e volteggiavano nell’aria….

Che immagine ho portato via….

musica consigliata in sottofondo  Le Variazioni Goldberg J.S.Bach, io amo l’interpretazione di Andràs Schiff, ma Glenn Gould può andare 🙂

Edwige Mormilecarex

Il Giardino come meditazione

Sicuramente questo non appartiene all’Occidente, e soltanto il giardino paesaggistico ottocentesco ne è veramente una pallida rievocazione.

Innanzi tutto alla meditazione è necessaria l’essenzialità, sì sì proprio tutto quello che togli, che minimizzi, proprio perchè l’interiorità legittima l’esistenza di un giardino, ossia anche nei giardini orientali esistono i laghi, le collinette ma sono evocati da uno stato d’animo.Ora,io credo, che se il giardino viene sentito come un’estensione di sé, del proprio corpo oltre la percezione che abbiamo di noi, allora la cura di sé e del giardino possono essere messi in relazione:noi e il giardino abbiamo dei canali dove scorre energia, ed è proprio nel riequilibrare tali tensioni, cercando l’armonia, che troviamo finalmente l’equilibrio.Ecco perchè gli orientali in questo sono veramente dei maestri, l’elemento decorativo è solo un pretesto per evocare uno stato d’animo.

Pensate a questo: nel giardino occidentale, qualsiasi epoca abbracci, lo scenario è creato per l’uomo, viceversa qui l’anima anela al giardino per attuare una simbiosi contemplativa, il sacro non si è secolarizzato e le divinità sono tutte presenti all’appello: acqua, terra, roccia,aria, sono ancora archetipi universali, non esiste un dentro fuori ma è tutta una comunicazione,un’integrazione sottolineata anche dalla scelta dei colori, mai squillanti e chiassosi, ci sono gli ocra, i verdi, i grigi, i bianchi…

Tutto è volto alla concentrazione, all’astrazione, al pensiero, al riposo… Di qui il passaggio innegabile è la bellezza, quali sono i canoni? sono soggettivi o oggettivi? tutto è permesso? Cosa posso rispondervi, se non attraverso la mia esperienza sensoriale? il bello è oggettivo, è basato su delle armonie e chimiche che si creano, l’incanto dei giardini orientali è proprio la loro leggerezza, la scelta quasi monocromatica dei colori, le sfumature tono su tono, il surreale che riescono a trasmettere, il senso di ospitalità, la facilità di attraversamento,il senso della vita, si dice che quando un giardino si autoriproduce sia perfetto,la perdita … di sé, lì ti astrai e sei in un altrove….

Pensate alla bellezza degli scaccia-spiriti, appesi ad un albero, o ad un arbusto, che meraviglia quando il vento ci passa in mezzo e riesce a parlarvi…calma l’anima e risveglia l’attenzione.

Ecco cosa abbiamo perso, tutti presi dal giardino a bassa manutenzione,o dalla siepe tutta uguale, a se stessa ed al vicino di casa, abbiamo dimenticato che il giardino è uno spazio per ospitare i fenomeni della Natura.

Edwige MormileDSCN4194

Calma…in giardino ci vuole calma! -Napoliflash24-

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La frenesia della vita, delle strade, le immagini accelerate che ci inseguono, quest’attività febbrile ed “innatura-le”che ci domina, tutto ha distrutto e non ci permette più di rivolgerci alle profondità delle nostre anime.

Questi ritmi hanno disturbato uno spazio primordiale ed archetipo che ci apparteneva:il vuoto, il nulla, luoghi dove il pensiero alberga fertile, ci spaventa… luoghi dove il suono della natura, con la sua pigrizia e solerzia, generava una musica: il fruscio delle foglie, il ronzio delle api, lo sciabordio dell’acqua… Io raminga e pellegrina vivo fra due mondi, e quello da cui stanotte sono appena rientrata mi ha ricordato questo:il piccolo giardino che mi accoglie in un altro luogo, e, in queste giornate roventi ancora di più, ho sentito anche  la voce del caldo: ha un suono, un odore,un colore…ed allora calma…in giardino ci va calma e quiete: una panca su cui sedersi, anche solo cinque minuti,un cuscino, quello del tuo divano, buttato sull’erba, un attimo, è sufficiente, e con lo sguardo abbracciare tutto il verde che c’è…

Non è necessario un giardino, basta una seggiola su un balcone.. ed ancora di più un’amaca: di recente mi sono imbattuta in una fotografia di un’amica e del suo meraviglioso balconcino di ringhiera: un’amaca appesa su due traverse, un gruppo di orchidee in un angolo,dietro il sole di Napoli che tramontava.. ed ho pensato a quanto amore poteva esserci lì, in quella casa…

Non perdiamo tempo, e prendiamoci la quiete.

La vostra psico-terra-peuta

edwigemormile.com

:)

Il Giardino incantato-Napoliflash24-

Il Giardino incantato…E’ stato veramente difficile scorgere una vena creativa da raccontarvi in questo caldo luglio…. ma poi all’improvviso ho ripensato ad un vecchio giardino che ricordo della mia infanzia, non era granché a pensarci bene, ovvero era una vecchia casa a cui attorno avevano costruito edifici degli anni ’70, ma lei prepotente, aveva combattuto per mantenere la sua dignità ed i suoi ricordi, non aveva piante esotiche e di moda, come si usa adesso, né tanto meno emulava patinati giardini all’inglese, ma aveva dato retta, semplicemente al suo cuore, e lo aveva seguito, aveva dato corpo ai sui sogni ed a ai suoi desideri: aveva archi di rose, un piccolo ninfeo, una fontanina, un muretto sul quale pigramente sonnecchiavano cuscini, tutto pronto per l’intimità ma anche per accogliere amici ed affetti.

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Non aveva vasi di plastica, o sedute e arredi “pratici”, i vasi erano vecchi in coccio, e lì il tempo aveva lasciato il verderame, i mobili erano recuperati, di ferro, un pò arruginiti, dégagé, si direbbe ora, probabilmente recuperati in qualche vecchio mercatino…

la tavola di fata orchidea

Quando passavo lo indicavo sempre, e ricordo, chiedevo a mia nonna, dove fosse la fata che ci abitava….

Quello che ancor oggi mi emoziona al suo ricordo, non è tanto “il giardino della fata Turchina” ma la sua forza, così evocativa, lui così piccolo, immerso tra palazzi dell’edilizia di periferia, ma così immenso….. dal rimanere nel cuore della bambina di allora e della donna di oggi.

Lacco Ameno – il Parco idrotermale Negombo-Napoliflash24-

Concludiamo con la visita al PARCO NEGOMBO, il percorso naturalistico vacanziero, in terra di Campania: è relativamente recente, risale circa alla prima metà del ‘900, nasce dall’idea di un viaggiatore,giardiniere,umanista, il duca Silvestro Camerini, con una grande passione per la botanica, all’epoca una moda per gli eletti.La meraviglia del luogo lo fa decidere per la BAIA DI SAN MONTANO, la natura vulcanica dell’isola è un naturale concime e un’ambientazione climatica ideale per piante fatte arrivare dall’Australia, dal Giappone, dall’Africa, ma il paesaggio botanico è splendidamente sposato con sculture plein air di grandi artisti contemporanei come Arnaldo Pomodoro, Laura Panno….

Qui potrete veramente trascorrere una vacanza all’insegna della storia, dell’arte, del benessere, sono presenti  delle spettacolari terme all’aperto, ma quello che rende questo luogo tra i più affascinanti è la presenza di un insediamento greco tra i più antichi d’Occidente, risalente circa al 770 a.C. collocabile allo sbarco degli Eubei, alla ricerca di  una baia protetta dai marosi.

Oggi si definirebbe questo luogo un Parco polivalente, termine a mio avviso un pò abusato, sicuramente qui la mano dell’uomo è stata felice, un giardino ancorato alla tradizione millenaria del luogo.

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la vostra psico-terra-peuta :)

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IL Giardiniere va in vacanza

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Premettendo che coloro che hanno anche solo un balcone, abitato da creature verdi, devono dare la chiavi al vicino, alla portiera, alla zia, alla mamma, al gatto di casa, figuriamoci i possessori di terrazzi e giardini…

L’alternativa più consona e razionale sarebbe quella di allontanarsi finchè non fa troppo caldo dove tutto,quasi, sopravvive… al rientro troverete tutto malconcio ma una buona sfrondatura,concime ed acqua rimette tutto ad “onor del mondo”ma ahimè, così non è ed allora ecco i consigli per le vacanze:

Prima di partire innaffiate abbondantemente tutti i vasi, fino a vedere l’acqua che straripa dai fori di drenaggio e poi metteteli in una zona all’ombra.

Se il vostro balcone non ha la densità di una foresta pluviale, munitevi di piscinette gonfiabili, sì sì, quelle che usiamo noi mamme per i nostri bebè, riempitele per 2-3 cm e metteteci a bagno i vasi.

Le zone coltivate devono essere ripulite da erbacce ed infestanti, coperte di pacciame, altrimenti le infestanti tolgono acqua,nutrimento e luce alle altre piante.

Provvedete ad una cimatura degli arbusti che hanno terminato la fioritura, io questa pratica l’adotto per tutto, specialmente se mi assento 15 gg, periodo massimo, ricordate, per la sopravvivenza senza l’intervento del gatto di casa, cimando, potando, accorciando e sfoltendo CON GARBO, si riducono le necessità e gli sforzi delle piante per affrontare la canicola estiva ed il relativo secco.

Ricordate che d’estate l’evaporazione è al massimo, proteggete il terreno con paciamatura, nei vasi vanno benissimo, per trattenere l’umidità, i cocci, le pietre, tra l’altro con le piogge rilasciano sali minerali, mi raccomando prima di posizionarli spruzzate un anticrittogramico e un antiparassitario, perchè se da un lato proteggiamo l’umidità dall’altro quest’ultima è “terreno fertile”per malattie fungine e parassiti.

E poi non mi stancherò mai dirlo, fino allo sfinimento, scegliete piante autoctone, naturalizzate al clima dove andranno a dimorare, al di là che la trovo una scelta raffinata e sofisticata, di sicuro estetica, è anche e soprattutto pratica!!!!!!

Gli Alberi: che meraviglia!!!! – Il mito di Erisittone- estr. da Napoliflash24-

Gli Alberi: che meraviglia!!!! – Il mito di ErisittoneQuando un paio di mesi fa hanno abbattuto un pino secolare che dominava la piazza dove abito, raccontarvi della tristezza è ben poca cosa…, ovviamente non era malato, come raccontano, ed altrettanto ovviamente, le firme raccolte dagli “abitanti dell’albero”a nulla sono servite.

Gli alberi sono veramente un tramite che l’uomo ha con il cielo,una metafora chiarissima ed inequivocabile della vita: l’uomo radicato con i piedi per terra e la testa protesa al cielo, da sempre gli alberi hanno ricoperto questo ruolo un pò mistico ed un pò magico, ad esempio pensate all’albero della vita, l’albero della conoscenza, l’albero dell’eternità, l’albero della prosperità, e quanti più ne vogliamo, perchè è con il cuore e con il fiato sospeso che li si cerca … e li si trova…sono lì, vecchi patriarchi secolari, sentinelle della vita e della storia, resistenti, indefessi, animati e “animosi”. E’ chiaro quanto il paganesimo prima legato al culto della Natura, sia stato trasformato dopo dal Cristianesimo collegandolo al culto della Salvezza caricandolo di tutti i simboli vegetali.

E, poiché la tradizione letteraria classica prima e la cultura cristiana dopo sono ricchissime di simbolismi metaforici presi a prestito dal mondo vegetale e animale vi racconto del mito di Erisittone e della sua fame insanziabile:

Grande sperperatore di beni materiali oltraggiò anche Demetra,Grande Madre della Natura, abbattendone l’intero bosco come legna da ardere per un banchetto! Erisittone aveva fama di essere un godereccio nel cibo… Demetra infuriata per il disprezzo che manifestò per la Natura, lo condannò ad avere una fame insaziabile, ma talmente insaziabile che dovette vendere tutti i suoi beni per procurarsi cibo, ma non bastando finì per divorare se stesso!!!!

Ora la morale è chiarissima, l’uomo distruggendo la natura distrugge se stesso.

Vi lascio con un’indicazione, provate ad abbracciare il tronco di un albero, anzi, portate i vostri figli, e fateglielo fare…la sensazione che si prova è di abbracciare la vita intera e un senso di pace vi pervaderà.

la vostra psico-terra-peuta :)

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A che serve un giardino…

Ero molto indecisa su cosa parlarvi, il pragmatismo mi suggeriva un articolo su come affrontare luglio e la canicola in giardino, lavori da fare, et caet…ma poi quale parlatrice di giardini la mia anima è andata per voli pindarici: tutti sono dotti sulle manutenzioni, sulle coltivazioni, semine, e accorgimenti vari, ma i parlatori di giardini sono un’altra cosa, sebbene intenzione lodevolissima il tecnicismo,guai non ci fosse, lo tralascio sempre un pò…ed allora penso che a volte parliamo della natura come di qualcosa esterno a noi, ma la natura siamo noi, un’unità sicuramente incrinata dall’essere figli di un’educazione cristiana prima e secolarizzata in seguito, pensiamo solo alla visione panteistica antica, dove la natura era un tutt’uno con l’individuo, anzi oserei dire che quasi lo dominava, bene il giardinaggio ci può aiutare a riconquistare questa unità, mettendoci in contatto con le parti più istintive e magiche che abbiamo,ossia figli della Noia e votati alla sofferenza, una pratica continua senza distrazioni sul nostro giardino(terrazzo, balcone ) ci aiuta a tenere a bada i mostri che ci tendono agguati.

Questo perchè la ripetitività. il famigliare, il ritmo del ritorno ci appartiene e ci rassicura, pensate ad Ulisse, gran filibustiere, eroe moderno e scopritore di mondi alla fine anela a ritornare, ai suoi pascoli, alla sua petrosa Itaca, e così anche noi ritornando sempre al nostro giardino, torniamo, in fondo, a noi stessi per saldare quell’unità perduta con la Natura.

stresa y superga 017

Il Cipresso -ossia il mito di Ciparisso- da Napoliflash24-

Il Cipresso -ossia il mito di Ciparissocipressi

Mai nessun albero come il cipresso mi ha mai così toccato…senza sapere nulla su di Lui sempre ne sono rimasta attratta ed ammaliata, la bellezza della sua chioma, la flessuosità del suo corpo così longilineo e così saldo da resistere ai venti alle tempeste… la sua traiettoria è una verticale…verso il cielo, mi ricorda i verticalismi della pittura evocativa di El Greco, le sue cattedrali, lunghe, alte, prospicienti la volta celeste…mi ricorda le pagine di “Viaggio in Italia”di Goethe, tra l’altro bella lettura o rilettura per l’estate, quando il poeta passeggiando per Giardino Giusti a Verona ne rimase profondamente colpito: “un albero che dal basso fino alla vetta protende verso il cielo tutti i suoi rami…” sempre il cielo…chissà se l’uomo ha dentro di sè,nascosti,questi archetipi,che diventano poi dei richiami.

Ma voglio raccontarvi, il mito di Ciparisso: era un giovane a cui Apollo diede in dono un cervo bellissimo dalle corna d’ora, un giorno, durante una battuta di caccia, Ciparisso lo uccise involontariamente, gli era affezionatissimo, ed il dolore fu tale da gettarlo in uno sconforto senza fine, a tal punto da chiedere agli Dei di farlo diventare immortale affinché potesse piangerlo per l’eternità, Apollo ne ebbe così pietà che lo trasformò nel Cipresso, simbolo di dolore,lutto, ma anche immortalità.

Nel prosieguo delle simbologie medievali assunse il simbolo di albero della vita spirituale, sicuramente da un punto di vista più pragmatico, lo trovo bello ed elegante, e quando posso lo propongo sempre in un giardino, le sue origini, come avete potuto intuire sono Mediorientali, ha una crescita lentissima, per questo si presta anche ad una collocazione in vaso, i terrazzi milanesi insegnano, ma può vivere fino ad un paio di millenni!!

Se vi piacesse, ricordate non ama i ristagni di umidità e scegliete esemplari alti meno di un metro, attecchiscono più facilmente.

Ogni tanto mi chiedono,come faccio a ricordare i nomi delle piante, ed io rispondo, sono creature, le frequento, le invito in casa mia, e cerco di conoscerle, e questo vi lascio con Ciparisso, spero che quando qualcuno di voi lo inviterà a casa propria, quando lo guarderà,si ricorderà non delle sue origini, ma della sua storia.

A presto

La vostra psico-terra-peuta

:)

edwigemormile.com