Il Bello di essere pianta- Patrick Blanc-

il bello di essere pianta

In questa giornata di riposo, come dovrebbe essere la domenica, vi voglio parlare di un libro che ho letto un pò  di anni fa, “Il bello di essere pianta”, originale, bizzarro, senz’altro unico…narra la vita, raccontato in prima persona di una Sonerila, una piccola pianta che vive nel sottobosco della foresta tropicale, con mille difficoltà che nascono dal sopravvivere alla forza ed alla prepotenza del vicinato … una metafora non così criptica del vivere quotidiano degli uomini, così caro all’autore che spesso si spinge su riflessioni interattive tra gli uomini ed i vegetali.

“cresco dunque esisto” ….

da leggere…

Patrick Blanc

Il bello di essere pianta

Bollati Boringhieri

Viaggio in Bretagna

Erano anni che desideravo visitare la Bretagna, terra di fate, e per un motivo o per un altro l’occasione non l’ho mai cercata, in realtà il motivo per cui non l’ho feci c’era: o lo facevo in solitaria,o la compagnia doveva essere ” speciale” e sicuramente non un’amica….

Gli anni passavano,ma non a vuoto, finché non giunse il padre della mia futura figlia! era il 2009 quando ci mettemmo in auto ed iniziammo: un paesaggista, o giardiniere qualsivoglia non può perdere questo appuntamento, qui la natura, il paesaggio, il fascino dell’oceano prende per mano gli animali che la abitano … terra baciata dagli Dei…La Francia è molto vasta e le sconfinate campagne danno un senso di enorme pace, complice la bellezza, tutto sembra che sia stato disegnato, perfino i capannoni industriali sono camuffati da foreste, tetti verdi, tutto così ordinato e perfetto! Quando finalmente giungemmo sulla costa vedemmo di fronte a noi il Golfe du Mobihan : ginestre a cascata sulla costa, centinaia di isolotti si sgranavano come perle da una collana, il bellissimo cielo di Bretagna, quello carico di nubi che sembra che caschi addosso, e qui in questo angolo di francia c’è una località, Locmariquer, che è un incanto, ricordo ancora, questo ristorantino , un uomo ed una donna dietro un immensa vetrata a picco sull’atlantico e lo stridere dei gabbiani a ridosso… poi proseguendo inutile raccontarvi della maestosità dei fari sbattuti dalle onde fragorose dell’oceano, e la saxifraghe  che crescono spontanee fra le rocce…la meraviglia di questa terra è che nel giro di pochi minuti la pioggia ed il vento lasciano il posto al sole ed alla luce…i profumi sono ovunque, l’aria è tersa, e mai troppo fredda, sono rimasta strabiliata di fronte alle dimensioni assunte da gloire de versailles,la pianta di Ceanothus, sfida immensa per noi giardinieri, per riuscire a metterla a dimora qui in Italia, lì un albero!e così anche le clematis…ma quando si giunge all’estremo nord della Bretagna, la Cote de Granit Rose, ti fa pensare che gli Dei esistano davvero, la colorazione rosa delle rocce, le ginestre, il mare, gli uccelli…. la quiete…

Perché vi racconto di un viaggio, in fondo è un blog sui giardini, sulla loro filosofia… credo perché ci sia un momento da cui tutto parte, un luogo che sia un archetipo, dove gli uomini, gli animali, la natura procedevano insieme, era il tempo delle foreste.

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Le jardin plaisir

La vita è breve!

I giardinieri esperti sanno che nel giardino la pazienza è un fattore importante, non a caso Paolo Pejrone ha scritto un libro…bisogna essere disposti ad aspettare tutto il tempo necessario per raggiungere il risultato sperato.Ma i tempi che viviamo, veloci,schiacciati, non sempre lo permettono, a questo unite i dubbi, le incertezze che caratterizzano la nostra epoca ed ecco che la necessità di un luogo protettivo e rassicurante prorompe dentro di noi e non ci fa rinunciare anche ad un piccolo spazio dove ossigenare pensieri ed anima.

E proprio questo libro ” Le Jardin plaisir” premette tutto questo,o, meglio il suo autore, Pierre Alexandre Risser: un libro dedicato al proprio spazio verde come isola felice ed accogliente, dove ritrovarsi con i propri cari attorno ad un tavolo, coltivare un mini pollaio, qualche riflesso d’acqua dove specchiarsi, bellissimo libro caratterizzato da altrettanto belle fotografie a cura di Alexandre Petzold,certo è che forse su un balcone il pollaio e o lo stagno non è possibile realizzarlo, ma perché no delle uccelliere con i semini appese alle piante da fusto o nascoste fra le fronde, e perché no un catino con delle acquatiche? ed il gioco è fatto…

Il libro è ricco anche di tanti espedienti per gestire in modo efficace lo spazio, e suggerimenti per capire realisticamente, se vogliamo provvedere da noi, cosa siamo in grado di fare.

Le jardin plaisir

Pierre Alexandre Risser

e Benedicte Baudassou

Editions De La Martinière

Parigi

le jardin Plaisir

ah! il libro è in francese …. che “plaisir”  🙂

Il Giardino degli ulivi

Il giardino degli  ulivi narra la storia di una famiglia palestinese

Un padre racconta alla figlia la drammatica storia della sua famiglia

era il tempo in cui ad ogni bambino nato si piantava un ulivo

poetico

L’ulivo simbolo simbolo di vita,luce

CAIRO EDITORE

Deborah Rohan

il giardino degli ulivi

Orto…arte…e fantasia

Orto arte e….fantasia!

I giardinieri sono grandi sognatori…e guai non lo fossero, sognano fioriture perpetue e impossibili, sognano giardini fiabeschi dove vivere come stanze all’aria aperta,sognano labirinti in cui perdersi, sognano muretti diroccati da cui far sgorgare la vita…e così deve essere: un giardino da leggere come un libro di fiabe, dove puoi scorgere un folletto , sì sì quelli che abitano i tronchi cavi degli alberi, dove un bambino può iniziare a sperimentare la vita, lembi di terra per avventure sconosciute…ed un quasi orto non può mancare, evocativo per i suoi profumi, per i suoi sapori, che portano alla mente ed al cuore memorie perdute, di sapori inconfondibili.

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Certo è che non sappiamo se così è, e se veramente quei sapori erano così speciali, però il loro ricordo giova così tanto al cuore, ed allora via libera ad un giardino con un “quasi orto” dove poter coltivare qualche pomodorino, o le bellissime zucchine, così decorative con i loro fiori gialli squillanti, oppure mescoliamo le fragoline di bosco con le lavande, i cui fiori serviranno a profumare lo zucchero per bevande dissetanti estive, usiamo i materiali di recupero, ve li ricordate i catini di zinco per lavare il bucato? bellissimi per un quasi orto, capienti e ricchi di suggestione, ma non fermiamoci, aggiungiamo qualche vecchio coccio nei nostri vasi, e disseminiamo qui e lì degli oggetti di terracotta, che fanno capolino da una pianta, mezzi nascosti dalle fronde, creiamo dei luoghi incantati per vivere tutti i giorni, non facciamo mancare qualche pianta di bosso, topiato a sfera dove adagiare i nostri pensieri, e poter arrendersi alla testa fra le nuvole….e in sul calar della sera, lanterne ovunque sparse… io amo appenderle ai rami degli alberi da frutto…e ovunque, per terra, sui davanzali…e magari un piccolo tavolino, in un angolino per godersi tutto questo….e la vita sarà, sicuramente, migliore per tutti.

Edwige Mormile

la psico-terra-peuta :)

La casa, il giardino, riflessi in un gioco di specchi

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Le metafore sono difficili da abitare ma il giardino con la sua casa proprio di metafora si tratta, il gioco del fuori, il gioco del dentro, il gioco della vita….. ci immaginiamo tutto l’anno il momento in cui una tazza di caffè ci aspetta su un tavolino, lo preferiremmo nella dolcezza della primavera tiepida, quando il trachelospermum sta fiorendo per intenderci, ad inebriarci del suo stordente profumo, e ci piacerebbe anche un giornale,stancamente adagiato su una sdraio, giornale che mai leggeremo, ma lo immaginiamo, lo immaginiamo quando stiamo preparando tutto lo scenario per gustarlo dopo, e sapete perchè mai lo leggeremo? Perchè staremo ammirando l’opera monumentale del nostro giardino o terrazzo o balcone che sia…frutto di una enorme fatica per renderlo bello,profumato, fintamente in disordine..e tutto il nostro lavoro varrà le pena,alla fine, per quel meraviglioso momento, perchè di pochi momenti si tratta…quando l’ombrellone bianco di tela sarà aperto, le sdraio pronte per abbracciarci, il tavolo al centro un bel vaso forse di campanule, a lato ilvassoio con il caffè, in sottofondo io amo Mozart….nessuna foglia per terra! o fiori appassiti non tolti…tutto pronto! per poi ricominciare da capo …Ora siccome una casa ognuno la riempie di feticci personali a seconda di come si immagina ma mai di com’è il nostro “dentro” non cambia, ed allora indefessi aspettiamo il momento quando da una vetrata vedremo il davanzale o l’erba ricoperta di neve, quando i rami spogli e nodosi faranno bella mostra di sè come regali sculture naturali, quando dei comuni ciclamini tireranno sù il “capino” colorando i grigi, freddi, inverni, oppure il tepore di un divano in una uggiosa e piovosa giornata di fine autunno, quelle meravigliose ore quando non possiamo fare a meno di sfornare una torta o dei biscotti, mentre ammiriamo il nostro “fuori” curato e in ordine, aspettando le fioriture degli ellebori, o le allegre bacche degli ilex o delle pyrecanthe…e sempre lì, fedelissima ed accogliente la nostra amata tazza di caffè….

Il giardino cura l’anima

Quante volte nella nostra vita avremmo voluto gettare abiti che mai più avremmo messo e pur sapendolo, imperterriti li abbiamo conservati, altre volte, avremmo voluto gettare pensieri inutili, vite inutili….ma ce li siamo tenuti stretti, conservati gelosamente, perché ? Forse ci sarebbero tornati utili!

Il giardino con le sue leggi ferree intransigenti ci mette di fronte alla morte, ad un investimento emotivo fallito, ed altre volte ci spiattella in faccia la vita, quella vera, quella che va avanti a prescindere da tutto, dagli inverni sotto zero, dalle calure terribili, e quando tutto sembra finito, la prepotenza di una gemma spacca un tronco, con la sua tenerezza vuole vivere, è uno spettacolo emozionante, ed ancora adesso, dopo anni che vango, interro, poto, mi commuove …

Il Giardino cura l’anima, ci insegna i cicli della vita-morte-vita,ci insegna a potare il vecchio,il malato…tra le creature umane e i giardini vi è un reciproco dare e ricevere su piani diversi, sono energie che fluiscono, aspettative, sospensione di pensieri, e spossati dalle fatiche fisiche ci dimentichiamo o trasformiamo le contrarietà che ci tormentano, ed allora mentre tagliamo l’erba, raccogliamo le foglie secche,estirpiamo le erbacce, ritorniamo da un altrove e ritroviamo la misura delle cose e della vita.

Edwige Mormile

la vostra psico-terra-peuta

la quiete
la quiete

Il Bosco e i “Nostri abitanti”

Vi ho lasciato la scorsa settimana raminghi nel bosco, un bosco virtuale, simbolico,ma fortemente esistente, ecco ora lo percorreremo insieme, come un viatico, ricordando, quando da bambini, ma anche adulti, il timore affascinante e seducente che aveva su di noi …

Iniziamo, insieme, il Viaggio tra l’ideale ed il reale:

Il Bosco all’inizio era La Foresta, primo incontro protagonista, natura selvaggia ed aspra, sede delle asperità dell’inconscio e del disorientamento umano, grande momento topico di iniziazione per l’essere umano: Un bosco di Salici e betulle dominato dall’ oscurità della non-conoscenza, e dalla paura, ma allo stesso tempo dalla fascinazione della scoperta del  sé, luogo contraddittorio abitato dall’ Eremita (eremiti da se stessi) alla ricerca della propria visione.

Tutto sarà interamente avvolto nel buio  solo la capanna dell’uomo-eremita, rappresentato nell’antichità da una lanterna(Demostene che cerca se stesso al buio). Perchè “’Oscurità illuminerà la Notte-(dell’anima)-”

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All’interno di un sistema dualistico l’Oscurità rappresenta  il Caos originario non ancora vinto dal Creatore, (la foresta)in questo senso rappresenta la lontananza dal Dio, al contrario può anche rappresentare l’Ineffabile, invisibile che il mistico non può distinguere dalla luce accecante

“E’ meraviglioso che l’Oscurità illumini la Notte”

Ossimoro che cerca di esprimere il confluire degli opposti  nella radice originaria dell’essere

L’oscurità la ricerca il mistico , l’eremita, come prova spirituale, fa silenzio dentro e fuori di sé affinchè nel buio si accenda la luce divina e della conoscenza…

L ‘opposizione originaria di luce e tenebre riempie tutto l’essere umano .Le sette misteriche credono di aver risolto completamente questa contraddizione e con essa l’enigma doloroso della vita :luce e oscurità sono tutt’uno.

La vita è nel contempo morte , l’oscurità è nel contempo luce

Mentre la foresta oscura simboleggia la paura dell’uomo dinnanzi alla natura ignota e selvaggia, il Boschetto,circoscritto nella sua estensione ,rappresenta un luogo di raccoglimento e di quieto incontro con potenze ed esseri sovrumani.

Nel Boschetto sacro di Dodona , in Epiro, si venerava Zeus, il quale esprimeva la sua volontà sotto forma di oracolo, attraverso lo stormire delle fronde delle Querce, a lui consacrate.

I Boschetti offrivano spesso protezione ai fuggitivi e sapete perché?

perché il buio cominciava a diradarsi, la luce del sole prepotente filtrava attraverso i rami, confortante e speranzosa.

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Edwige Mormile

la vostra psico-terra-peuta

IL Bosco

Questo  è il primo appuntamento di una serie che vi farà percepire la Natura come era alla sua origine, una visione sicuramente bizzarra ed insolita ma sicuramente interessante…

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Ecco che il Bosco appare , come una tentazione, prima fuga, poi rifugio, ed alla fine rivelazione di se stessi: è sempre stato il luogo dove l’uomo si nasconde per tornare alle origini, è espressione bruta, caotica, incontrollata delle forze naturali; potenza opposta e contrapposta alla luce… ma non potrebbe esistere senza il sole. Nel bosco vive il Lupo, quello che è dentro di noi, quello che incanta Biancaneve, o che vorrebbe divorare i tre porcellini, e loro non fanno nulla per proteggere la loro capanna.. tanto il Lupo prima o poi arriva, nessuno può evitarlo.

Il bosco già nell ’antichità era il sito del mistero, si celebravano i baccanali per l’incontro col Dio, i misteri per i vaticinii…i Romani lo chiamavano lucus, da lux, luce, era il bosco con radure, sacro, attraverso i rami filtrava la luce dei sole, l’illuminazione del Dio che si manifestava, si contrapponeva alla silva: dantesca, compatta, irta, impenetrabile, paurosa,priva della luce,equazione della grazia divina, e così lo ereditarono in epoca medievale:luogo di insidia, di agguati, di pericolo, ricordiamo il sacro Graal? La foresta, la silva, che i cavalieri dovevano penetrare, per non uscirne più, fortemente simbolico: per la ricerca del sacro Calice bisognava abbracciare il rito iniziatico, ed attraverso il superamento delle insidie,si forgiava il carattere, la volontà, lo spirito.

Allo stesso modo i monaci in epoca successiva, lo considerarono una sorta di pellegrinaggio spirituale, alla fine del quale riemergere purificati, e brillanti di luce interiore, spirituale.

Non possiamo negare, la magia,  la suggestione che esercita su di noi questo luogo, torniamo piccoli, ed il mistero ci riaccompagna, e diventa un luogo senza tempo, dove tutto è possibile, sognare, immaginare, giocare, ascoltare, annusare, gustare, vedere, e, a volte, non essere visti, nascosti, tutti i sensi vibrano all’unisono per ridarci il senso del magico e della poesia purtroppo oggi dimenticata.

Dalla Natura selvaggia alla Natura addomesticata, ed è proprio questo è il pellegrinaggio che l’uomo compie, ed ha compiuto nei secoli ,attraverso l’immagine-messaggio dell’eremita tra spiritualità e cultura materiale che s’imposta la doppia bipolarità.

L’immagine dell’eremita come genius loci del giardino e sacralizzazione della solitudine accorda all’uomo la capacità di tradurre la natura in cultura.

E’ solitario colui che ha scelto il momentaneo isolamento nella natura per assurgere alla conoscenza di sé, trait-d’union tra l’umano e il suo inconscio, per riuscire a trasformare il suo selvatico in giardino, ad addomesticare e guidare la (sua )natura avversa, compiendo il gesto sacrale che diviene emblema della conquista del mondo selvaggio, da parte del mondo civilizzato.

Edwige Mormile

Islam e la raffinatezza dei suoi giardini

Si potrebbe iniziare dicendo che Dio ama la bellezza ed il Giardino ne è una sua espressione, si potrebbe dire ancora che “Pairidaeza” in lingua Iraniana (Persiana) è il significante di Giardino, “crear attorno” proprio perchè presso quasi tutte le civiltà, il giardino, come pure il pa­radiso, è sempre stato uno spazio chiuso, una fabbrica di paesaggio destinata a progettare e incarnare ideali di vita… e l’Islam con la sua immensa cultura ne fa un simbolo di piacere e di gioia: tutto ciò che espressione di negatività viene soppresso nel giardino islamico è l’immagine sulla terra del Paradiso dettata dal Corano, è l’espressione della benedizione del monarca sulla natura, ricordiamoci, che siamo in un territorio aspro, caldo, secco, desertico, ma l’ingegneria degli arabi inventò dei sistemi di irrigazione ineguagliabili.Anche qui campeggiano le linee geometriche, i viali, la fontana da cui hanno origine i quattro fiumi del Paradiso, vettori verso i punti cardinali, simbolo della vita eterna…

Non possiamo non vedere le analogie e le somiglianze con l’ hortus conclusus cristiano, e poco ci importa chi prima e chi dopo …sono contemporanei, e questo è illuminante, il simbolismo del numero quattro è costante nei giardini, affonda radici nella Genesi, per gli antichi persiani il mondo è diviso in quattro ed al centro si trova la sorgente della Vita….

Gli arabi ed i Persiani erano maestri nell’arte delle coltivazioni: essi avevano tratto dalla necessità dei loro luoghi d’origine e dalla loro religione, le motivazioni a essere abilissimi creatori e curatori di orti,giardini, frutteti, vivai; giardini che servivano per produrre anche spezie e condimenti, bevande, confetture.

La raffinata cultura musulmana dedica intere sezioni alla poesia dei giardini, perfino i tanto pregiati e noti tappeti persiani riproducono con fiore e piante, il giardino, una tradizione che risale al IV sec. allo scopo di conservare anche d’inverno le forme ed i colori della natura…tappeti di potere, simboleggiavano l’egida del monarca sui cicli della vita.

Mi congedo da voi con pochi versi di un poeta arabo anonimo, attorno all’anno  mille recitava così:

“Se hai due monete, con una compra il pane,

con l’altra compra rose per il tuo spirito”…

giardini dell'islam

la vostra psico-terra-peuta :)

Buona settimana

Edwige Mormile