IL Bosco

Questo  è il primo appuntamento di una serie che vi farà percepire la Natura come era alla sua origine, una visione sicuramente bizzarra ed insolita ma sicuramente interessante…

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Ecco che il Bosco appare , come una tentazione, prima fuga, poi rifugio, ed alla fine rivelazione di se stessi: è sempre stato il luogo dove l’uomo si nasconde per tornare alle origini, è espressione bruta, caotica, incontrollata delle forze naturali; potenza opposta e contrapposta alla luce… ma non potrebbe esistere senza il sole. Nel bosco vive il Lupo, quello che è dentro di noi, quello che incanta Biancaneve, o che vorrebbe divorare i tre porcellini, e loro non fanno nulla per proteggere la loro capanna.. tanto il Lupo prima o poi arriva, nessuno può evitarlo.

Il bosco già nell ’antichità era il sito del mistero, si celebravano i baccanali per l’incontro col Dio, i misteri per i vaticinii…i Romani lo chiamavano lucus, da lux, luce, era il bosco con radure, sacro, attraverso i rami filtrava la luce dei sole, l’illuminazione del Dio che si manifestava, si contrapponeva alla silva: dantesca, compatta, irta, impenetrabile, paurosa,priva della luce,equazione della grazia divina, e così lo ereditarono in epoca medievale:luogo di insidia, di agguati, di pericolo, ricordiamo il sacro Graal? La foresta, la silva, che i cavalieri dovevano penetrare, per non uscirne più, fortemente simbolico: per la ricerca del sacro Calice bisognava abbracciare il rito iniziatico, ed attraverso il superamento delle insidie,si forgiava il carattere, la volontà, lo spirito.

Allo stesso modo i monaci in epoca successiva, lo considerarono una sorta di pellegrinaggio spirituale, alla fine del quale riemergere purificati, e brillanti di luce interiore, spirituale.

Non possiamo negare, la magia,  la suggestione che esercita su di noi questo luogo, torniamo piccoli, ed il mistero ci riaccompagna, e diventa un luogo senza tempo, dove tutto è possibile, sognare, immaginare, giocare, ascoltare, annusare, gustare, vedere, e, a volte, non essere visti, nascosti, tutti i sensi vibrano all’unisono per ridarci il senso del magico e della poesia purtroppo oggi dimenticata.

Dalla Natura selvaggia alla Natura addomesticata, ed è proprio questo è il pellegrinaggio che l’uomo compie, ed ha compiuto nei secoli ,attraverso l’immagine-messaggio dell’eremita tra spiritualità e cultura materiale che s’imposta la doppia bipolarità.

L’immagine dell’eremita come genius loci del giardino e sacralizzazione della solitudine accorda all’uomo la capacità di tradurre la natura in cultura.

E’ solitario colui che ha scelto il momentaneo isolamento nella natura per assurgere alla conoscenza di sé, trait-d’union tra l’umano e il suo inconscio, per riuscire a trasformare il suo selvatico in giardino, ad addomesticare e guidare la (sua )natura avversa, compiendo il gesto sacrale che diviene emblema della conquista del mondo selvaggio, da parte del mondo civilizzato.

Edwige Mormile

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