Prologo

Vedendo Nero su Bianco, uno speciale del TG1, segnalatomi da una persona a me cara, ho potuto apprezzare un programma ben fatto che ha raccolto testimonianze da grandi fotografi che hanno lasciato numerosi insegnamenti e indicazioni su come fare fotografia, e ho capito ulteriormente quel che mi ha trasmesso immediatamente questa realtà visiva che mi ha invaso fino a sorprendermi: la complessità di un’arte che vive di semplicità.

La semplicità che ritrovi nella vita di tutti i giorni, ma che devi sentire e attraversare cercando di capire fino in fondo per immergerti in una realtà che vuoi trasmettere senza filtri. Come diceva Henri Cartier Bresson, ci vuole occhio, cuor e mente per scattare una foto che possa trasmettere, raccontare o per lo meno emozionare. Il senso del vivere la fotografia come l’ho sentita da subito è raccontare, senza dover per forza inseguire la perfezione tecnica della foto pura e semplice che toglie invece di completare; è un atto di libertà che può donare ad ogni foto la sua vera anima, non controllata fino all’eccesso da una spasmodica ricerca della perfezione, che non esiste men che meno nella vita.

E’ la ricerca di una magia che riesci a creare e sentire che rende la fotografia diversa da ogni forma d’arte, perché ti lascia render conto davvero in quell’attimo quanto sei stato felice. L’esperienza fotografica per me è stato dapprima un rifugio, un modo per parlare senza esser visto, in un momento della mia vita in cui ho preferito far venir fuori solo l’anima con le sue amarezze e mancanze, senza aggiungere molto altro. Questo modo di esprimersi ha un rischio però, e la comprensione è di pochi, purtroppo; col tempo ho compreso, o almeno cerco di comprendere cosa è adesso e cosa sarà per me questa forma di espressione comune, ma che di comune può avere molto poco. Ma questo lo rivelerò nel prossimo appuntamento…per ora vi lascio osservare la foto che mi ha fatto provare le prime emozioni coscienti nei confronti di una foto in bianco e nero.

A presto.

bresson palermo

Henri Cartier Bresson, Palermo

Prologue

Seeing Black on White, a special TG1, thanks by a person dear to me, I could appreciate a well-made program that has collected testimonies by great photographers who have left many teachings and directions on how to do photography, and I understand further what it immediately sent this visual reality that invaded me up to surprise me: the complexity of an art based on simplicity.

The simplicity that you find in the life of every day, but you have to feel and go through trying to figure out the way to immerse yourself in a situation you want to convey without filters. In the words of Henri Cartier Bresson, it takes eye, heart and mind to take a picture that can be transmitted, or at least tell excite. The sense of living photography as I heard it from the start is to tell, without having to chase the technical perfection of the pure and simple photo that instead takes to complete; is an act of freedom that can give each photo its true soul, not excessively controlled by a frantic search for perfection, that there is no less than less in life.

And ‘the search for a magic that can create and feel that makes it different photograph from every form of art, because it really leaves you to account for that moment because you were happy. The photographic experience for me was at first a refuge, a way to talk without being seen, in a moment of my life when I decided to bring out only the soul with its disappointments and failures, without adding more. This mode of expression is a risk, however, and understanding is of a few, unfortunately; with time I understood, or at least try to understand what is now and what will be for me this form of common expression, but that the municipality may have very little. But I will reveal in the next round … for now I leave you view the photo that made me try out the first conscious emotions against a black and white.

See you soon.

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