“Lo spazio che ‘possediamo’…una ‘casa’ nella casa”

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Come desidera la sua casa? E’ la domanda che ci sentiamo porre da un creativo al quale abbiamo deciso di affidare la realizzazione del nostro “mondo”. Non si tratta di un affidamento incondizionato, ne siamo, fin dall’inizio, consapevoli entrambi. E’ giusto che sia così. La nostra dimora è la manifestazione fisica dello spazio fantasioso che abbiamo escogitato, la trasposizione di uno stato interiore in uno esteriore, visibile, palpabile, praticabile. Credo che sia, un po’, come indossare un costume di carnevale, che ci trasfigura in un’immagine in cui vorremmo riconoscerci e che non riusciamo a vivere, finché non ce la sentiamo addosso e non percepiamo la sua influenza sui nostri atteggiamenti comportamentali. E’ come scegliere la meta di un viaggio, uno ambizioso, quasi impossibile, ma lo stesso che permette di far spaziare la nostra tridimensionalità mentale, per immaginarci in un altro mondo, prima nascosto, in cui e da cui guardare e fare esperienze. Allo stesso modo la casa interpreta il nostro sogno di vita, il luogo fisico, immagine di quello interiore. Allora l’idea, il progetto, il disegno, poi, gli oggetti nei loro spazi, diventano come gli elementi e le pedine di un gioco da fare da soli ed insieme con gli altri. Un gioco pratico e mentale che nasce dall’idea che abbiamo di noi, da quella che percepiamo del futuro e da quella legata ad uno stato di benessere e confort. Il viaggio rende reale il nostro spazio immaginario. L’abito veste concretamente la nostra fantasia. Gli oggetti raccontano la nostra esistenza. Ecco che le scelte degli oggetti, materiali, colori e forme si semplificano. Indagando sulla naturale necessità dello star bene, sul desiderio di coltivare e curare la persona, scopriamo quali possano essere  le scelte formali, visive ed estetiche adatte alla nostra personalità. Non si tratta di quelle immutevoli, perché noi stessi non lo siamo, ma di scelte che possano e debbano modificarsi a nostra misura, immagine del nostro essere, prendendo le sembianze dell’”io”. La casa, per questo, è lo specchio di ognuno di noi, che s’ innamora di uno spazio piuttosto che di un altro, che riceve e restituisce energie dall’ambiente che lo circonda. Vivere bene, per intuito, ci interessa più di ogni altra cosa; sentirsi a proprio agio ed in comunione con l’intorno, in uno stato di salute e benessere, sono le condizioni che rincorriamo, per noi e per tutti quelli con cui dividiamo il nostro piccolo spazio di mondo. Allora pensiamo all’ambiente che ci circonda, alla natura, ai luoghi, alla vita fuori e dentro, a quella di fronte, al nostro quartiere, a quelli che gli sono intorno, al clima, al paesaggio e facciamo in modo che questi elementi possano armonicamente incontrarsi ed interagire sensibilmente. Questa è la nostra casa, dentro e fuori di essa; ci stiamo bene, siamo felici e rendiamo felici le persone che sono con noi. Solo pochi giorni fa osservavo la mia casa pensando a quanto mi abbia restituito in poco tempo: quel ripetuto raggio di sole che attraversa la finestra d’ingresso al tramonto, la luce che, diffusa, invade lo spazio ogni giorno, la percorribilità e comunicabilità libera degli spazi, quei libri di lettura accatastati a terra che raccontano fasi di vita, gli oggetti da me realizzati, la finestra che affaccia sui campi, e oltre, il mare, il verde della collina e della campagna, ad ovest. Nonostante tutto, potrei cambiare casa, perché è la “ ‘casa’ nella casa” che sposto, o, potrei non lasciarla così com’è, trasformarla, inventando nuove soluzioni, oggetti e arredi. Come un puzzle, come un “lego”, aggiungerei e toglierei, sovrapporrei ed incastrerei per creare nuovi spazi, nuovi confini, altre barriere ed altri vuoti. Chiuderei un varco per altri libri ed aprirei un vuoto nel muro per una nuova comunicabilità. Acquisterei del nuovo verde per riempire un angolo, eliminerei un mobile per svuotare un altro angolo. Elementi con cui mi diverto a giocare per rispondere a nuove esigenze. E’ un sentire, l’esigenza di creare nuove dimensioni, barriere, scatole dentro scatole, piccoli angoli di mondo, specifici spazi di pensiero, complesse realtà interiori, razionalizzate in elementi misurati orizzontali e verticali. Quello spazio acquista una nuova dimensione di me, oggi diversa, che si collega al paesaggio circoscritto, un ribattere tra esterno ed interno della casa e un vivere me dentro e fuori. Sono come una bambina, in fondo,  che costruisco e decostruisco lo spazio come voglio, senza condizionamenti, solo governata da un’intima fantasia. Come fa la mia bambina che, giocando, apre le porte ad un nuovo mondo fatto di elementi simbolici. Crea una “casa” dentro la sua casa; capace di tramutare magicamente l’intorno in qualche altra cosa. I bimbi giocano con i simboli. Prendono cuscini che si allineano tutt’intorno per barricarcisi dentro, scatoloni che decostruiscono per crearsi una nuova dimora, altre scatole in cui si infilano chiudendosi o tenendole aperte per immaginarsi piloti o marinai. Coperte che creano capanne su sedie rovesciate, nell’immagine di mondi deserti o spazi verdi; aprono tovaglie per simulare colazioni sull’erba, allestendo oggetti con precisione; costruiscono case per bambole in un film animato, in cui loro stesse diventano attrici protagoniste. Dipingono su fogli, di cui non riconoscono più i confini, continuando a dipingere fuori, sul pavimento. Impiastrano di colori pareti, immaginando fossero tele o paesaggi, chissà, forse quelli che vorrebbero vedere dalle proprie finestre. In fondo, i bambini, desiderano crearsi mondi in cui riconoscersi, esprimere la loro interiorità e la volontà di essere ed esistere. Credo che la consapevolezza che riconoscono di loro, vada crescendo, divenendo complessa, anche nella definizione dello spazio e dei confini che li circondano e che scelgono, dentro e fuori di loro. Ma cos’è uno spazio fisico, in termini architettonici? Lo penso come il luogo che ci rappresenta, che, conformato a “nostra” misura, risponde alle esigenze di chi lo “abita” e lo vive occasionalmente, al fine di soddisfare un benessere psico-fisico che coinvolge tutti. Lo spazio è anche una “casa” al cui interno ce n’è un’altra, la nostra intima casa , quella che costruiamo con piccoli ed importanti gesti ed elementi, quella che creiamo prima con la mente, col cuore e l’immaginazione e che, poi,  si evolve e cambia, perché riflesso del proprio essere. Una casa nella casa, ecco lo spazio di ognuno di noi, il nostro piccolo mondo. Così è anche lo spazio dei bambini, a loro basta la fantasia per creare con poco. Quando i bambini vivono un luogo in cui non si adattano e non possono esprimere e godere della loro dimensione immaginativa e creativa, in cui non sono “liberi” di agire e muoversi, dove non sono autonomi, non si sentono protetti, accolti e tutelati, si creano il loro di spazio, una piccola “casa” in cui si raccolgono. A loro basta poco, un cuscino, una coperta, una scatola, un cartone per creare la loro dimensione di spazio, il loro spazio di mondo. Perché i bambini voglio possedere uno spazio, nel cuore delle persone come nei luoghi fisici che vivono. Anche quando la casa che vivono è fatta a loro misura, costituita per tener conto delle loro primarie esigenze, da soddisfare nel quotidiano senza l’aiuto di nessuno, vi creano la loro personale ed intima realtà fisica, restituzione di quella mentale. Creano i loro spazi esperenziali, di apprendimento e creatività, di socializzazione e di esclusività, sede di contatto con i fatti e gli eventi di ogni giorno, uno spazio dove tutto può essere osservato, toccato e sperimentato. Attraverso la loro “casa” si confrontano con le personali emozioni, in un luogo dell’immaginazione e della realtà in cui vengono a contatto con gli amici e gli adulti. “Uno spazio per l’anima”, fatto di fantasia, in cui sono anche soli, a volte, ma di una “solitudine che dà risposte sulla vita”. Riguardo degli interessanti appunti, presi tempo fa, rifletto su un’affermazione che rappresenta un principio non soltanto dei piccoli, a mio avviso, ma anche dei grandi, che conservano dentro un aspetto ancora bambino: “Nella visione della vita dei più piccoli dominano incontrastate armonia e semplicità, i sentimenti sono istintivi e la realtà si mescola al sogno ed in questa alternanza si sviluppa e costruisce la propria esistenza” . A proposito di questo, rileggo e suggerisco il pensiero di un medico pedagogista del ‘900, vicino ai principi montessoriani, Piaget, interessato allo studio delle strutture mentali dei bambini. Nello spazio che circonda i piccoli, esterno o interno che sia, si manifesta il loro mondo che costruiscono mentalmente e praticamente e continueranno a farlo anche da grandi. Questo ci accomuna a loro. Lo fanno in maniera prima istintiva costruendo un “gioco simbolico” in cui comprendono il mondo attraverso i simboli, per “trascendere i confini di tempo e spazio immediati e rappresentare diversi eventi simultaneamente”. Questo inizia quando “le azioni di routine e gli oggetti sono distaccati dai loro ruoli tipici e dalle loro funzioni ed usati in maniera a tipica, giocosa”. Le azioni e gli oggetti nello spazio offrono loro la possibilità di partecipare a due livelli di rappresentazione, quello basato sulla realtà e l’altro sulla finzione, due strutture importanti che vanno contemporaneamente mantenute. Anche i grandi sono un po’ così, o almeno dovrebbero esserlo. “ La differenza tra il pensiero del bambino e quello dell’adulto è di tipo qualitativo ( il bambino non è un adulto in miniatura ma un individuo dotato di struttura propria) (…) che il concetto di intelligenza è strettamente legato al concetto di ‘adattamento all’ambiente’. L’intelligenza non è che un prolungamento del nostro adattamento biologico all’ambiente (…) la conoscenza del bambino si basa sull’interazione pratica del soggetto con l’oggetto”. “ Il bambino non è un adulto in miniatura”, ma potremmo, invece, pensare che l’adulto sia una sorta di bambino cresciuto, perché il suo approccio allo spazio è un po’ come quello di un bambino: costruisce il suo spazio dal cuore, a sua misura gli dà dei confini stretti e accoglienti, nell’esplorazione della conoscenza di sé, anche inconsapevole, e, attraverso la costruzione di elementi e la modifica autonoma del piccolo luogo in cui sta, , si accomoda all’ambiente, per accogliere e confortare sé e gli altri con cui si incontra per viverlo, lo imita , a volte modificando anche qualcosa di sé, in relazione agli stimoli dell’ambiente stesso. Si adatta, insomma, proprio come fa un bambino.

01/04/2015

Alessandra Fanì

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. FA ha detto:

    Questo pezzo è davvero bello, delicato ma concreto e ricco di spunti con un risvolto pratico che avrà un effetto sulla mia vita di tu un buco al muro per appendere una tenda o sposterò un divano o “butterò” soldi per comprare oggetti “non indispensabili”, dopo questa lettura forse non prenderò più il DSM-IV per capire l’origine del mio disagio e magari non mi vedrò più come un pazzo problematico che cerca di creare un ordine interiore agendo sull’esterno ma semplicemente come qualcuno in continua ricerctti i giorni… la prossima volta che faròa di miglioramento del proprio ambiente per renderlo sempre più vicino al proprio ideale, senza forse mai riuscirci ma sempre comunque un passo più vicino.

    Nice Job !!!!

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    1. Alessandra Faní ha detto:

      Ringrazio calorosamente ed esprimo il mio piacere nel sentire che l’articolo,che aveva lo scopo di insinuarsi delicatamente e con naturalezza nel pensiero stimolando riflessioni e reazioni,sia riuscito in qualche modo e forma a farsi capire. Lo spazio interiore é il motore,quello fisico é la trasposizione di un sé. Insegnamenti che ho ricevuto e rielaborato di cui mi prometto di riparlare in seguito. Alessandra

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  2. Alessandra ha detto:

    Ciao, rispondo di nuovo perchè credo ci sia stato un disguido sulla pagina del blog.
    Ti ringrazio calorosamente per aver così tanto apprezzato l’articolo che vuole con semplicità e naturalezza esprimere pensieri e suscitare emozioni e reazioni. Sono contenta che sia riuscito in questo intento con te e soprattutto che abbia potuto darti una mano assecondando i tuoi piaceri e le tue esigenze. Sono insegnamenti che ho ricevuto e rielaborato e poi scritto anche sotto forma di esperienza personale. Continuerò a scrivere in tal senso negli articoli futuri, grazie ancora e spero che continuerai a seguire. Alessandra

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